CHIAMALA RELAZIONE.

I migliori momenti di creatività e di felicità mi sono sempre capitati quando ho lavorato e progettato insieme ad altre persone, amici e amiche con i quali ho condiviso momenti o periodi della mia vita. Ci ho pensato bene, e credo di poter dire che sta proprio nelle relazioni l’ingrediente essenziale per una vita bella e soddisfacente. Ci sono le conquiste e le vittorie, ma credo che nessuno potrebbe gustarsele veramente da solo, senza poterle condividerle con gli altri. Ho anche imparato che ho provato più facilmente sconforto o fatica proprio nei momenti di solitudine. Le sconfitte e le delusioni, invece, diventano più sopportabili se possiamo condividerle con una amica o un amico. Probabilmente è anche per questo che, quasi istintivamente, ho sempre messo la relazione al centro della mia vita e del mio lavoro.

La relazione è la dote propria e naturale di ogni essere vivente: potremmo parlare di esseri umani se non avessimo il linguaggio per comunicare e se non avessimo altri sguardi da incrociare?

È però una dote che ha bisogno di cura. Io ho imparato che a guardare o, meglio, a vedere le persone senza giudicare si riesce a stabilire dialogo, collaborazione, amicizia. Io comincio con un pregiudizio positivo: in ogni persona c’è sempre una parte positiva con la quale iniziare il dialogo. È un modo di prendere la vita, è la fiducia che l’offerta di buona amicizia è più forte delle differenze, dei dubbi e forse anche degli interessi. una fede, non necessariamente religiosa, nella presenza del bene in ogni donna e uomo che incontriamo. Se guardi al tuo prossimo con questa fiducia, cercherai sempre le sue qualità, con la convinzione che il bene è più forte del male. Questo non significa ignorare gli aspetti che ci possono respingere: Gesù, il mio modello di relazione, era severissimo con gli ipocriti, con gli egoisti, con gli approfittatori, ma era anche sempre pronto al dialogo e al perdono.

Una relazione non nasce per un colpo di fortuna: tutto quello che avviene dopo l’incontro, che può anche essere casuale, è il frutto della nostra scelta di impegnarci – o no – a stare con quella persona, ascoltarla, conoscerla, darsi tempo, godere delle sue buone qualità e accettare le sue debolezze. Non avviene forse così anche con le amiche e gli amici? Si dice infatti «costruire» un’amicizia, proprio perché è un processo che dura finché vive quel legame.

Credo di poter affermare che la qualità della nostra vita sta nella qualità delle relazioni che riusciamo a costruire. Per questo motivo  io credo che tra le tante imprese umane, quella di costruire relazioni importanti e profonde sia la più bella e importante.

Nel 2015 insieme ad un gruppo di amici, a Comunità Nuova e BIR, le associazioni da me tuttora presiedute, abbiamo dato vita alla Fondazione di cui porto il nome con l’idea di custodire il pensiero, i progetti e gli interventi sociali frutto di oltre 40 anni di attività, per dare opportunità di crescita a bambini e adolescenti, uomini e donne, italiani e stranieri. Durante questi anni sono cambiati i bisogni e i desideri delle persone. Anche i nostri progetti si sono evoluti, ma continuiamo a mettere al centro dei nostri interventi la relazione, perché una relazione sincera, onesta, attenta alla conoscenza e alla cura di ogni persona che incontriamo, è la condizione fondamentale per costruire il benessere personale e sociale.

Abbiamo chiesto ad alcune amiche e amici, come Jovanotti, Lella Costa, Elio di Elio e le Storie Tese, Giuliano Pisapia e altri, di raccontare il loro punto di vista sulla relazione: l’amore e l’amicizia, il lavoro, l’educazione e l’aiuto, la politica, la relazione con Dio e con se stessi. Sono spunti per riflettere e per sorridere, un piccolo dono e un invito alle lettrici e ai lettori per dedicare, a loro volta, un po’ del loro tempo a considerare che ogni giorno siamo in relazione e, quindi, a porsi la domanda: «Che cosa posso fare per migliorare le mie relazioni?»

2018-04-06T13:11:37+00:00 22/03/2018|Categories: Lettera don Gino|Tags: , , , , , , |