Alla fine dell’anno don Gino ci ha detto: “stiamo vivendo tempi confusi, difficilmente comprensibili per la maggior parte di noi. Eppure, di fronte a un mondo traballante e minaccioso, dobbiamo ancor più affermare con forza la fiducia nella possibilità di realizzare il bene”. È da questa prospettiva che vi parliamo del nuovo anno: vogliamo dare sostegno a più persone, dare un sostegno più efficace, dare nuove forme di sostegno.
Raggiungere più persone è apparentemente più semplice: significa ampliare le attività. Al netto dei risparmi e della eventuale scalabilità dei progetti, occorre raccogliere maggiori risorse economiche grazie a chi ha deciso di sostenere i nostri progetti. Quest’anno abbiamo aumentato le borse di studio dedicate alle ragazze e ai ragazzi delle scuole periferiche e cercheremo di aggiungere nuovi appartamenti per l’housing temporaneo, convinti che dalla casa sale la linfa che nutre la scuola, il lavoro, le relazioni familiari e sociali.
Migliorare le attività significa svolgere un’analisi costante dell’impiego delle risorse, dei risultati attesi, della soddisfazione di tutti gli stakeholder, prima di tutto delle persone che beneficiano dei nostri progetti. In questo modo otteniamo i feedback che ci permettono di migliorare gli interventi e di rendere conto a chi ci sostiene economicamente. È un impegno che vogliamo mantenere per tutti i progetti, convinti che per migliorare è indispensabile uno sguardo onesto e critico.
Ideare nuove attività per rispondere a situazioni nuove o impreviste è una sfida ancora più impegnativa. Questo è il caso degli interventi che stiamo progettando dedicati ai ragazzi detenuti al “Beccaria” e a quelli che sono coinvolti in procedimenti penali. Le attività educative rivolte ai ragazzi dell’IPM devono essere completamente ripensate, perché le violenze emerse quasi due anni fa ci hanno fatto capire che l’istituzione carceraria non è più compatibile con le attività educative rivolte agli attuali adolescenti, in gran parte minori o ex minori stranieri non accompagnati che commettono reati di sopravvivenza. Sono arrivati sognando un futuro dignitoso, ma non hanno alcuna rete familiare e sociale che li protegga e li orienti. Incarcerare questi ragazzi in condizioni disumane non fa altro che aumentare la loro rabbiosa solitudine e la diffidenza nelle istituzioni e nel mondo adulto in generale. Ragazzi giovanissimi che, se accolti dignitosamente e aiutati a costruire relazioni positive con coetanei diversi, con le istituzioni e con la nostra società, potranno diventare una bella risorsa per sé, per le loro future famiglie e quindi per la nostra città.
Ci rendiamo conto che sono obiettivi ambiziosi, ma crediamo sia necessario oggi più che mai promuovere, insieme a tutti voi, l’ostinazione a generare buone opere.
Buon 2026 a tutti noi, buon lavoro!
Pierfilippo Pozzi,
Direttore Generale

