Giustizia che cambia: una ricerca per il futuro dei ragazzi del Beccaria

Abbiamo incontrato Pierfilippo Pozzi, Direttore Generale della nostra Fondazione, e abbiamo parlato dell’IPM Beccaria e delle progettualità rivolte ai ragazzi detenuti.

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Negli ultimi anni il sistema della giustizia minorile ha affrontato sfide importanti, sia per i ragazzi coinvolti sia per chi lavora al loro fianco.

«Stiamo riflettendo tanto sulle attività educative al Beccaria e ora è il momento di fermarci, ascoltare e capire il senso di quello che facciamo con i ragazzi con i quali lavoriamo».

Quando incontriamo Pierfilippo Pozzi, Direttore Generale della nostra Fondazione, ci racconta che intorno al tema del lavoro che svolgiamo con i ragazzi del Beccaria c’è tanto su cui riflettere. In cantiere ci sono delle nuove progettualità rivolte ai ragazzi detenuti:

«Abbiamo iniziato a ragionare su queste tematiche prima con Comunità Nuova e poi coinvolgendo tutti gli attori e le attrici che operano all’interno del carcere minorile e tutti condividiamo un pensiero chiaro: la carcerazione di minori e adolescenti è spesso controproducente dal punto di vista educativo. Se è così, allora non è forse meglio lavorare con i ragazzi fuori dal carcere? Qual è il ruolo delle nostre attività? Per trovare risposta a queste domande, abbiamo coinvolto gli amici di Sensibili Alle Foglie e insieme a loro ci siamo messi in una vera posizione d’ascolto. Attraverso il metodo dei “cantieri narrativi” che parte dal racconto libero delle esperienze, abbiamo raccolto e rielaborato le storie di chi ha vissuto la detenzione per far emergere criticità e possibili soluzioni. Parallelamente, con Codici | Ricerca e intervento abbiamo organizzato focus group con avvocati, giudici, educatori ed educatrici, assistenti sociali, operatori e operatrici della giustizia minorile per immaginare un futuro con alternative più efficaci alla detenzione minorile.

L’obiettivo di questi incontri è raccogliere punti di vista diversi per capire meglio le esigenze dei ragazzi e trovare nuove strategie di intervento. Ogni incontro dura circa due ore e permette a ciascuno di portare la propria esperienza, senza filtri e senza timori. Quello che sta emergendo è chiaro: il mondo cambia, i ragazzi cambiano, le risposte devono evolversi. Non sappiamo ancora dove ci porterà questo percorso – che si è appena concluso -, ma una cosa è certa: vogliamo portare alla luce le dinamiche reali della detenzione minorile, raccogliendo spunti concreti per costruire progetti utili fuori dal carcere, perché è lì che vorremmo agire».

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