Quando è arrivata in Italia dal Marocco, Baba Hanae era piccola e aveva in testa una domanda fissa: «Come funzionano le cose?». Oggi ne ha diciannove, indossa un velo blu, ama logica, informatica e matematica. «Ero l’unica in classe di origine straniera e spesso l’unica ragazza davvero presa dalle materie scientifiche. Mi sentivo sola. Questo progetto mi ha dato un’occasione straordinaria – racconta – non solo per imparare, ma per uscire dal mio guscio».
Lei è tra i 35 studenti lombardi (altrettanti in Campania) che hanno potuto iscriversi all’università grazie a una borsa triennale dal valore complessivo di 15 mila euro voluta da Unicredit Foundation e Fondazione Don Gino Rigoldi. Non solo fondi ma un percorso con tutor e compagni. Molti arrivano da tecnici e professionali, famiglie con poche risorse: profili che spesso, dopo il diploma, si fermano. «Dare opportunità di crescita significa permette a tanti di progettare una vita diversa – ricorda don Gino . Il sostegno economico è importante,
ma soprattutto conta la relazione: aiutare chi non crede di farcela a scoprire che può».
È la leva che tiene insieme motivazione e risultati: la sensazione, per molti, di poter finalmente appartenere, come spiegano la tutor Marina Cattaneo e la responsabile Marta Bianchi. Il programma ora cresce: da 70 a 100 borse nella prossima edizione. Alla Statale uno dei prorettori, Stefano Simonetta, afferma: «Universitas vuol dire comunità, insieme. La parte più viva sono gli studenti. Il nostro compito è costruire ponti tra l’ateneo e la città». In quella parola · comunità · il progetto trova il suo perimetro morale. La frase che resta, però, è di una docente rivolta ai nuovi borsisti: «Nella logica, come nella vita, i problemi si chiamano “contraddizioni”». Hanae lo sa: non si tratta solo di capire «come funzionano le cose». Si tratta di farle funzionare per tutti.
Corriere della Sera, E. Andreis, 07/10/2025

