Il percorso di Patrick ci racconta che trovare la propria strada non significa necessariamente procedere in linea retta. A volte, per capire dove si vuole andare, bisogna avere il coraggio di fermarsi, rimettere in discussione le proprie scelte e ripartire. È quello che è successo a lui, nel percorso con il progetto Borse di Studio “Gianfranco De Martini”.
Lo conosciamo durante i colloqui di selezione. Patrick arriva da un liceo linguistico, ma ha una grande passione per le materie scientifiche: mentre prepara la maturità, studia cinese da autodidatta e si porta avanti con i programmi di matematica. La sua curiosità e la sua determinazione colpiscono subito noi e la sua professoressa delle superiori, che crede molto nelle sue capacità. Decidiamo così di sostenerlo nel suo progetto: iscriversi a Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano.
L’inizio, però, si rivela più difficile del previsto. Il passaggio da un liceo linguistico a un corso di ingegneria comporta un divario importante nelle competenze di partenza. Ma la difficoltà più grande è forse un’altra: Patrick è sempre stato uno studente eccellente e fatica ad accettare di non riuscire a ottenere i risultati a cui è abituato. Arriva persino a rifiutare un 18 ad Analisi 1. Per lui un voto appena sufficiente è un fallimento: per noi, invece, rappresenta un traguardo importante, soprattutto considerando il percorso da cui è partito.
Lavoriamo insieme a lui per aiutarlo a cambiare prospettiva. Gli affianchiamo un tutor laureato in Ingegneria Aerospaziale, lo sosteniamo nella costruzione di un metodo di studio e cerchiamo di offrirgli tutti gli strumenti necessari. Patrick si impegna moltissimo, ma gli esami continuano a non andare come sperato. Dopo un anno e mezzo, di fronte a quella fatica che non si risolve, in équipe ci poniamo una domanda: che cosa vuole davvero Patrick?
Ci rendiamo conto che restare nel progetto, con la borsa di studio e il sostegno economico, è diventato per lui anche una fonte di pressione. Si sente in dovere di dimostrare di meritare la fiducia ricevuta, quasi avesse il compito di riscattarsi e di restituire ciò che gli è stato dato. Questa responsabilità, invece di aiutarlo, gli impedisce di sentirsi libero di chiedersi se Ingegneria Aerospaziale sia davvero la sua strada.
Decidiamo allora di fare una scelta difficile: interrompere il suo percorso all’interno del progetto. È quello che chiamiamo «stop educativo». Non si tratta di abbandonarlo, ma di compiere un passo indietro per restituirgli spazio e libertà. Togliere, almeno per un momento, la cornice delle aspettative significa rimettere al centro Patrick, non il percorso che aveva iniziato o i risultati che avrebbe dovuto raggiungere.
La porta, però, resta aperta: gli lasciamo la possibilità di utilizzare il nostro servizio di ri-orientamento. Patrick comincia così un lavoro profondo su di sé. Si concede di valutare strade diverse, senza dare per scontato che la scelta iniziale debba essere quella giusta a tutti i costi. Prende in considerazione Ingegneria Gestionale e si iscrive al test di ammissione, si prepara per alcuni ultimi esami di Aerospaziale e scopre un nuovo corso inter-ateneo, interamente in inglese: Artificial Intelligence.
Quando escono le graduatorie, le possibilità diventano più chiare. Patrick capisce che continuare con Aerospaziale non è più la scelta giusta e che Gestionale non lo convince davvero. Artificial Intelligence, invece, lo entusiasma: è un percorso innovativo e sfidante, che gli permette anche di valorizzare le competenze linguistiche costruite nei cinque anni di liceo.
È una nuova direzione, finalmente sentita come propria. E quando Patrick entra ufficialmente nel corso, arriva anche una notizia importante: per la maturità, la consapevolezza e l’impegno dimostrati, può rientrare a pieno titolo nel progetto Borse di Studio.
La storia di Patrick ci ricorda che accompagnare una ragazza o un ragazzo verso il futuro non significa indicare una strada e aspettarsi che venga percorsa fino in fondo. Significa offrire strumenti, esserci nei momenti di difficoltà e, quando serve, avere il coraggio di cambiare insieme direzione. Perché a volte il passo più importante per andare avanti è fermarsi, riconoscere che una strada non è quella giusta e sentirsi liberi di sceglierne un’altra.

