La dignità non vive per strada. Le serve una casa.

Cosa significa operare nell’ambito dell’housing sociale e dell’accoglienza per la nostra Fondazione, gli operatori che lavorano quotidianamente nei servizi e i beneficiari?

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Continua la nostra rubrica bimestrale pensata per approfondire i temi che guidano il nostro impegno quotidiano. Ogni due mesi approfondiremo un ambito del nostro agire sociale con cui ci confrontiamo ogni giorno all’interno dei nostri progetti o in quelli che sosteniamo.
Questo mese parliamo di housing sociale e accoglienza: racconteremo il nostro sguardo su questo ambito, quello di chi lavora sul campo e le storie di chi vive i nostri progetti.

Per esprimere la prospettiva dalla quale guardiamo al tema della casa partiamo da un principio, in verità un auspicio: la casa è un diritto universale, come il cibo, la salute e l’istruzione. Avere un riparo, una dimora per sé e per la propria famiglia, significa garantire la dignità della vita umana.

Ogni volta che una persona dorme in automobile, su una panchina, in un alloggio di fortuna, o quando un giovane spende metà dello stipendio per una stanza senza bagno, o una famiglia si indebita per pagare l’affitto, dobbiamo concludere che non possiamo definire civile la società nella quale viviamo.

Guidati da questo principio, ci chiediamo: “che cosa possiamo fare noi?”. Possiamo accogliere ragazzi senza famiglia, giovani e famiglie che, pur lavorando, non riescono a trovare casa per sfratti, discriminazioni, richieste economiche insostenibili. E poiché la nostra accoglienza è limitata, accompagniamo anche verso l’alloggio popolare e l’housing sociale, lavorando in rete con altre realtà.

La casa non è solo un riparo: è il punto di partenza per accedere ai diritti, ai servizi, alla possibilità di progettare la vita. Negarla significa impedire di vivere dignitosamente. Per questo crediamo sia un diritto universale.

Le voci dal campo

Quando ci occupiamo di accoglienza nei nostri appartamenti non offriamo semplicemente una casa.
Casa è dove vivo con la famiglia, torno, mi lavo, mangio, conservo le mie cose, invito gli amici, riposo quando sono ammalato, studio. Il posto in cui cresco, intesso le relazioni di convivenza, costruisco la mia comunità. La maggior parte di noi è cresciuto in una casa con la sua famiglia e ha poi costruito la propria. Per noi è qualcosa di naturale, scontato. Non è sempre così.

Pedro ha 27 anni, lavora a tempo indeterminato da anni e ha appena firmato il rogito per la sua prima casa. Viene dal Senegal, ha la pelle scura e per trovare un appartamento abbiamo dovuto accompagnarlo in agenzia: con noi al suo fianco tutto è diventato più semplice.
Diana è arrivata qui sola con il suo bambino che ha bisogno di cure, è fuggita da una situazione di violenza, non parla bene italiano. È precaria, ha cambiato più volte residenza senza averne mai una e il suo fascicolo è andato perso tre volte. Ci abbiamo messo un anno a mezzo per farle avere la prima visita alla UONPIA nel municipio in cui vive ora. Tutto perché la sua situazione abitativa non è stabile.

Quando sei “fragile”, il sistema di accoglienza che incontri nel posto in cui vivi è determinante. Definisce, da una parte, la tutela che un Paese mette alla dignità di una persona; dall’altra può determinare il percorso che farai per superare le difficoltà in cui ti trovi. Essere in un contesto piuttosto che in un altro, avere relazioni di sopravvivenza e non stabili, ti mette, ad esempio, più a rischio di disperazione, o di entrare nell’illegalità.
Noi vogliamo accompagnare le persone a capire quali direzioni prendere per sviluppare alcune autonomie, perché la casa – è noto – è un passepartout per diversi diritti: la salute, la scuola, il lavoro.

Per noi la casa è uno strumento che adoperiamo per mettere in sicurezza, al riparo, dare tregua a chi fa fatica. Spesso il bisogno dell’abitazione arriva prima e più urgente, ma spesso viaggia a braccetto con tante altre fragilità di cui ci facciamo carico in rete con altri servizi presenti sul territorio.

Storie di housing sociale e accoglienza

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