Favorire l’ingresso nel mondo del lavoro di 250 giovani in condizioni di vulnerabilità e rendere i percorsi formativi più vicini alle esigenze concrete delle imprese. È l’obiettivo di STEP – Support Training Education Placement, presentato il 20 ottobre a Palazzo Marino, progetto al quale partecipa l’Università degli Studi di Milano insieme alla Fondazione Don Gino Rigoldi, La Cometa SCS e l’Associazione Amici di Edoardo, con la collaborazione del Comune di Milano e il sostegno di Citi Foundation,
Il progetto si rivolge a giovani che non studiano e non lavorano, studenti a rischio di abbandono scolastico, persone con background migratorio o provenienti dal sistema giudiziario minorile. I partecipanti saranno accompagnati attraverso percorsi personalizzati di istruzione, tutoraggio, formazione professionale, educazione finanziaria e inserimento lavorativo
All’interno di STEP, il dipartimento di Economia, Management e Metodi Quantitativi dell’Università degli Studi di Milano ha analizzato il divario tra le competenze sviluppate nei programmi di formazione e quelle richieste dalle aziende. L’obiettivo è offrire una base scientifica per migliorare i percorsi professionalizzanti e sperimentare modelli educativi e di orientamento più aderenti alla domanda del mercato del lavoro.
L’analisi è stata realizzata dal gruppo di ricerca composto da Andrea Beretta, Edoardo Della Torre, responsabile scientifico, e Marta Ingaggiati. Lo studio si concentra sui corsi professionalizzanti nei settori dell’hôtellerie, della ristorazione e del bar, ambiti che nei territori considerati (provincie di Milano e Como) presentano un potenziale significativo di assorbimento dei profili formati, pur essendo caratterizzati da un elevato turnover e da una domanda di lavoro instabile. Il report si basa su interviste semi-strutturate condotte tra maggio e giugno 2026 con i referenti di nove imprese delle province di Milano e Como. Le aziende coinvolte collaborano stabilmente con le organizzazioni partner sia come possibili datori di lavoro sia attraverso docenze e altre attività.
Dalla ricerca emerge una valutazione complessivamente positiva della preparazione tecnica dei giovani. Secondo le imprese intervistate, i partecipanti possiedono competenze di base adeguate alle mansioni da svolgere. Tra i punti di forza figurano il carattere pratico della formazione, le simulazioni, le esperienze sul campo e la motivazione iniziale dei partecipanti. Il divario con le esigenze del mondo produttivo riguarda soprattutto tre dimensioni. La prima è legata alle competenze trasversali e linguistiche, come la capacità di gestire feedback e situazioni di pressione, la proattività, la conoscenza dell’italiano e dell’inglese e la comprensione complessiva del proprio ruolo. La seconda riguarda la sostenibilità dell’impegno lavorativo nel tempo, che può essere condizionata da situazioni personali, familiari e sociali complesse. La terza interessa la compatibilità con organizzazioni caratterizzate da ritmi intensi, orari particolari e standard di prestazione elevati.
“Le università sono chiamate a contribuire allo sviluppo sociale ed economico del Paese, mettendo le competenze della ricerca al servizio delle comunità. La partecipazione dell’Università degli Studi di Milano al progetto STEP si inserisce pienamente in questa missione e nella capacità di fare rete con le istituzioni, le imprese e le realtà del territorio”, sottolinea la rettrice Marina Brambilla, intervenuta alla presentazione del progetto a Palazzo Marino.
La partecipazione della Statale a STEP si inserisce nella capacità dell’Ateneo di collaborare con istituzioni, imprese e realtà del territorio, traducendo l’analisi scientifica in percorsi educativi più inclusivi e in opportunità concrete di crescita professionale.
“Accompagnare i giovani più vulnerabili verso l’autonomia significa innanzitutto riconoscere che dietro ogni situazione di fragilità ci sono storie, competenze e potenzialità che rischiano di rimanere invisibili. Per questo è fondamentale immaginare percorsi personalizzati, capaci di tenere insieme sostegno educativo, formazione e opportunità concrete di lavoro”, spiega Lamberto Bertolè, assessore al Welfare e Salute del Comune di Milano.
Matteo Perfetti, Italy Citi Country Officer dichiara: “Dietro i numeri significativi della disoccupazione giovanile in Italia, ci sono le storie, le aspirazioni e le frustrazioni di milioni di ragazzi e ragazze. Sono molto lieto che uno dei beneficiari della Global Innovation Challenge di Citi Foundation sia la Fondazione Don Gino Rigoldi, che porterà avanti un progetto mirato a fornire competenze, fiducia e un primo — fondamentale —accesso al mercato del lavoro. Investire sui giovani significa investire sul futuro della nostra società.“
Don Gino Rigoldi, Presidente del Comitato di Garanzia della Fondazione Don Gino Rigoldi ha affermato: “Le ragazze e i ragazzi che incontriamo nelle periferie spesso sono fermi alla terza media e non hanno ancora trovato un lavoro. Rientrano nella definizione di NEET, ma la particolarità è che sono più disorientati che bloccati: non sanno da dove cominciare, hanno scarsa fiducia nei propri mezzi. Noi li accogliamo e offriamo loro percorsi formativi sia per le soft skill che per l’apprendimento di un mestiere”.
Pierfilippo Pozzi, Direttore Generale di Fondazione Don Gino Rigoldi, ha aggiunto: “Il Progetto STEP non è solo un’iniziativa di inserimento lavorativo, ma un vero e proprio laboratorio d’innovazione sociale. Unendo l’esperienza educativa del Terzo settore, il rigore scientifico dell’Università e il supporto strategico della Citi Foundation, mettiamo a sistema un modello integrato capaci di accompagnare 250 giovani con fragilità complesse verso una reale autonomia”.
Le sei linee di intervento del progetto STEP
Dall’analisi, elaborata dal gruppo di ricerca della Statale, emergono sei principali linee di intervento per migliorare l’efficacia dei percorsi formativi professionalizzanti:
- Co-design: coinvolgere in modo più sistematico le imprese (anche attraverso le associazioni di rappresentanza datoriale) nell’aggiornamento dei contenuti formativi e nella definizione dei profili in uscita. Prevedere inoltre momenti strutturati di ascolto dei partecipanti, la cui esperienza diretta dei percorsi può rappresentare una fonte di informazione altrettanto rilevante per la revisione dei programmi;
- Struttura dei percorsi formativi: adottare modalità didattiche che aiutino a mantenere alto il coinvolgimento dei partecipanti (ad esempio simulazioni, esperienze sul campo, role-play) e prevedere una presa in carico più lunga per i giovani con biografie particolarmente complesse;
- Orientamento iniziale: far precedere la formazione tecnica da esperienze di orientamento che consentano ai giovani di acquisire una rappresentazione realistica delle caratteristiche del settore e di valutarne la compatibilità con le proprie aspettative e caratteristiche personali;
- Competenze: rafforzare le competenze trasversali, linguistiche e interculturali. Ciò richiede, ad esempio, di allenare la gestione della pressione in condizioni di lavoro realistiche, anziché affrontarla soltanto come contenuto teorico, e trasmettere ai giovani le competenze necessarie per comprendere i comportamenti e i codici culturali richiesti nei contesti organizzativi, oltreché di rafforzare l’insegnamento delle lingue;
- Accompagnamento: estendere, anche attraverso forme di peer education, il supporto oltre la conclusione del corso e durante l’inserimento lavorativo, prevedendo un tutor chiaramente identificabile e disponibile sia per il giovane, sia per l’impresa.
- Accoglienza aziendale: organizzare un percorso breve rivolto alle organizzazioni ospitanti,affinché dispongano delle competenze e delle condizioni necessarie per accompagnare efficacemente l’inserimento dei giovani.
Il progetto è sostenuto dalla Global Innovation Challenge di Citi Foundation. Nell’ambito dell’iniziativa, la Fondazione Don Gino Rigoldi ha ricevuto 500 mila dollari per sviluppare, nell’arco di 24 mesi, un modello innovativo e replicabile di contrasto alla vulnerabilità giovanile. I risultati della ricerca condotta dall’Università degli Studi di Milano e i modelli formativi che ne deriveranno sono pensati per trovare applicazione anche oltre i confini nazionali. Con STEP, la Statale mette così le proprie competenze di ricerca al servizio di una sfida concreta: ridurre la distanza tra formazione e lavoro e contribuire alla costruzione di percorsi capaci di accompagnare i giovani più vulnerabili verso l’autonomia e l’inclusione professionale.
Fonte: La Statale News, La Statale con Fondazione Rigoldi per l’inserimento lavorativo dei giovani | La Statale News

