«Mi chiamo Mohamed Damini, ho 27 anni e vengo dalla Guinea. Sono arrivato in Italia nel 2016, direttamente a Milano, quando avevo circa 18 anni. Sono venuto da solo, lasciando la mia famiglia in Guinea: mia madre è morta qualche anno fa, mentre mio padre e alcuni dei miei fratelli vivono ancora lì. Ho fratelli più grandi, sparsi tra Guinea e America, e una sorellina più piccola che vive ancora in Guinea. I miei fratelli più grandi, proprio come me, hanno affrontato la strada e le difficoltà della vita, e alcuni di loro hanno scelto di andare in America alla ricerca di opportunità diverse.
Quando sono arrivato in Italia, sono stato portato a vicino a Bresso, a Milano, dove sono rimasto per circa nove mesi. Successivamente mi hanno trasferito a Trezzano sul Naviglio, dove ho frequentato la scuola e iniziato a lavorare un po’. Dopo aver ottenuto i miei documenti, ho partecipato al progetto Diaconia Valdese, che mi ha dato la possibilità di vivere un periodo a Milano in modo più stabile. Dopo questa esperienza sono andato in Germania, dove sono rimasto tre anni, lavorando come magazziniere nelle fabbriche. Anche se il lavoro era simile a quello che faccio oggi in Italia, lì era diverso: più fisico e organizzato in fabbrica. Quando i miei documenti italiani sono scaduti, sono tornato in Italia, a Milano.
Attualmente lavoro come magazziniere e sono in questo posto da cinque mesi, dopo aver lavorato a Vimodrone per circa un anno e otto mesi. Non è il lavoro dei miei sogni, ma so quanto sia importante avere un’occupazione e guadagnarsi da vivere.
Ho conosciuto il progetto delle case grazie a Comunità Nuova, che mi ha aiutato a sistemare alcuni problemi legati al permesso di soggiorno e ai documenti. Grazie a loro sono riuscito a convertire il permesso da rifugiato in un permesso di lavoro e continuo a ricevere supporto anche oggi. Questo progetto non solo mi ha dato una casa, ma mi ha permesso di avere una maggiore stabilità e sicurezza burocratica. Per il futuro, sto già parlando con loro per trovare una nuova sistemazione quando questo progetto finirà tra circa un anno.
Nel tempo libero mi dedico allo sport, soprattutto al fitness. Non vado in palestra, ma mi alleno da solo con i materiali che ho a disposizione. La convivenza nella casa in cui vivo è tranquilla. Viviamo culture diverse, quindi ogni tanto cuciniamo piatti differenti, ma ho imparato a cucinare anche io. Il piatto che preparo meglio è il riso con la salsa, un piatto semplice ma che ormai so fare bene.
Vivo con un coinquilino tunisino che lavora nello stesso settore, e condividiamo la routine quotidiana fatta di alzatacce e spostamenti lunghi per raggiungere il magazzino a Salvo. Il percorso dura circa un’ora con i mezzi pubblici; prima lo facevo in bici in 35 minuti, ma ora con il freddo e la pioggia è più faticoso. Nonostante le difficoltà, sogno ancora di costruire una vita stabile. Vorrei avere un lavoro con contratto a tempo indeterminato, trovare una casa tutta mia e un giorno creare la mia famiglia. Non vedo i miei fratelli e mio padre da più di dodici anni, ma ci sentiamo spesso al telefono. Ogni tanto loro mi inviano vestiti dall’America, e ora alcuni di loro hanno famiglia. Sono diventato zio e spero, un giorno, di poterli rivedere di persona.
Il viaggio per arrivare in Europa non è stato facile, ma l’ho scelto perché volevo cercare opportunità diverse da quelle che avevano i miei fratelli, che sono andati in America. La mia vita qui è fatta di sacrifici e adattamenti, ma nonostante tutto mi sento giovane e pieno di possibilità. Ho 27 anni, e so che c’è ancora tempo per realizzare i miei sogni. Sogno ancora di stare vicino alla mia famiglia, avere stabilità nel lavoro e nella casa, e un giorno costruire la mia famiglia. La mia fede è una parte importante della mia vita, e cerco di praticarla ogni giorno, mantenendo vivi i valori che ho imparato fin da giovane. Guardando al futuro, so che ci saranno sfide, ma anche opportunità, e sono pronto ad affrontarle con determinazione e speranza».
Una casa per ricominciare 2.0
è il nostro progetto di transizione abitativa per accompagnare famiglie, nuclei di nuova formazione, giovani che escono da percorsi di vulnerabilità sociale che hanno già un lavoro stabile all’autonomia abitativa fornendo un alloggio temporaneo e un percorso di sostegno educativo.
Il progetto è sostenuto anche da Intesa Sanpaolo attraverso il Programma Formula in collaborazione con CESVI.
Per maggiori dettagli vai su forfunding.intesasanpaolo.com

