«Vedo intorno a me un mucchio di stupidità diffuse». Don Gino Rigoldi chiede che le violenze vengano fermate. E ragiona su come cambiare i comportamenti: imparare a reggere un limite, a misurarsi con gli altri, a dare valore a ciò che si sa fare. Dopo i vandalismi del fine settimana a Milano, chiama in causa gli adulti.
Sa che in quella folla c’era di tutto, anche chi era arrivato per guardare. «Di questi ragazzi dobbiamo occuparci. Hanno perso il diritto di essere educati. Noi tradiamo questo loro diritto». Un diritto che precede il giudizio su quanto se lo meritino. Crescono da soli, «figli di nessuno», diventano «figli dei media, di TikTok». Qualcuno li educa comunque: offre un’appartenenza, «l’adrenalina dell’evento, della chiamata avventurosa», la promessa di affermare al mondo di esistere. Il bisogno di contare qualcosa trova risposte anche distruttive.
Al Cpa, il Centro di prima accoglienza del Beccaria c’erano due ragazzi venerdì scorso e una dozzina dopo il week end; altri sono stati trasferiti a Bologna e Torino. Nella Direttrice dell’istituto di pena e nel Tribunale per i minorenni vede gli alleati di un impegno da rafforzare sul territorio. «Partiamo dal lavoro», incalza il don. Corsi pratici, tre mesi al massimo, per imparare un mestiere: pasticceria, sala, bar. Poi l’aiuto a trovare un’occupazione responsabilizzante e dignitosa. Su questo lavora Step, il progetto presentato a Palazzo Marino dalla Fondazione Don Gino Rigoldi con La Cometa, Amici di Edoardo e Statale: 250 giovani da accompagnare al lavoro, sostenuti da Citi Foundation.
Si prova, si sbaglia, si migliora: la competenza può dare autonomia e riconoscimento e nei percorsi di inserimento più riusciti c’è una figura di riferimento anche in azienda, affiancata da un tutor. «I ragazzi devono capire che sono importanti per noi. Rispetto al passato, nei nuovi corsi sono più coinvolti, più seri. E anche più bisognosi». La ricerca della Statale assicura che quando le basi della formazione sono buone, il ragazzo tiene e non abbandona l’impiego. Le interviste a nove imprese di Milano e Como restituiscono un giudizio positivo sulla preparazione tecnica. Le difficoltà riguardano la gestione delle critiche e dello stress, la continuità dell’impegno, i ritmi aziendali e le vite complicate fuori dal lavoro.
«Fare le torte può dare dignità», insiste don Gino. Chi assume deve però essere fedele a questa idea: dieci ore al giorno di lavoro per 400 euro al mese dicono ad un ragazzo tutto il contrario, gli dicono quanto poco venga considerato. «Dobbiamo iniziare a parlare bene dei nostri ragazzi». Anche con chi decide quanto pagarli.
Fonte: Corriere della Sera, Milano – Milano, don Gino Rigoldi: «Ci sono ragazzi che hanno perso il diritto ad essere educati. Ripartiamo insegnando loro un lavoro, che dà dignità» | Corriere.it

