Il futuro non è già scritto

Da dove si parte quando le opportunità non sono ereditate, ma devono essere conquistate.

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Continua la rubrica della nostra Fondazione, un appuntamento pensato per esplorare da vicino i temi chiave che guidano il nostro impegno quotidiano.​ Ogni due mesi approfondiremo un argomento specifico: un filo rosso trasversale che si ritrova in ogni nostro progetto, sia in quelli che gestiamo direttamente, sia in quelli che sosteniamo.
Toccheremo aspetti comuni e sfide condivise che uniscono tutti i nostri progetti.​ Per questi primi due mesi, il nostro viaggio parte da un tema fondamentale: “tornare a immaginare il futuro”. Vi racconteremo il nostro sguardo su questo ambito, la prospettiva di chi lavora sul campo e le storie vive di chi abita i nostri progetti.

Il futuro si eredita, in un certo senso. La famiglia di origine e il contesto sociale partecipano a determinare, nel bene e nel male, le possibilità future: il livello di istruzione, le opportunità lavorative, l’accesso alla casa. C’è chi riceve una importante eredità che sembra aprire ogni possibilità, chi riceve ben poco, chi nulla, come fosse stato diseredato. Succede allora che hanno la sensazione di avere “poco” futuro o di non averne affatto, e si abituano all’idea di dover accettare quel che capita, alle volte niente…

È soprattutto di questi giovani che ci occupiamo. Ma per riuscire a immaginare il futuro occorre prima di tutto convincersi che è possibile costruirlo e che è possibile risvegliare le proprie abilità per farlo.

Questo è il processo che cerchiamo di avviare insieme alle persone che accogliamo. Un processo che non può riavvolgere il nastro della vita, ma può riprendere l’ultimo fotogramma, che magari si è inceppato, e rimettere in movimento chi non sapeva di poter diventare protagonista.

Come si fa? Si ascolta, prima di tutto. Si ascolta per far emergere le speranze e i sogni, quelle speranze spesso mortificate dalle frasi “Lascia perdere, non ce la puoi fare” e dalle delusioni generate dal cocente contrasto tra le aspirazioni, qualche volta fuori misura, e le risicate opportunità disponibili sul “mercato”. Occorre gradualmente ricollocare i desideri nelle possibilità future, creare uno spazio di confronto con il gruppo dei pari insieme agli adulti di riferimento: educatrici, professionisti del mondo del lavoro, formatori che aiutano a (ri)scoprire le proprie qualità e a affrontare i propri limiti per superarli.

Quando i temi sono l’istruzione, il lavoro e la casa, parliamo di diritti spesso negati che devono diventare obiettivi da raggiungere. La speranza gioca un ruolo essenziale, perché è quel sentimento che genera immagini del futuro e può renderle realizzabili, ma da sola può essere vana se non è accompagnata da una conoscenza di sé e del contesto economico e sociale.

Questo, dunque, il nostro lavoro: affiancarli nel percorso verso la laurea, verso un lavoro dignitoso, verso una casa economicamente sostenibile. A quel punto il futuro comincia a prendere forma.