Nessun ragazzo è il suo reato

Virginia affianca quotidianamente giovani detenuti che cercano una strada diversa. L’abbiamo incontrata per farci raccontare il suo lavoro con chi ha alle spalle storie complesse e davanti a sé una possibilità di cambiamento.

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Virginia è un’educatrice di Comunità Nuova e ogni giorno incontra ragazzi che stanno scontando una pena e che hanno bisogno di un nuovo inizio. La incontriamo per chiederle com’è lavorare con questi ragazzi dalle storie complicate alle spalle:

«Io credo davvero in questo progetto e in come si è evoluto. Nel tempo ci sono state trasformazioni significative. Inizialmente seguivamo i ragazzi sia all’interno del Beccaria, sia nelle comunità, ma abbiamo constatato che il lavoro territoriale rappresenta il vero fulcro del progetto. Il reinserimento nel contesto sociale è l’elemento chiave per il successo del percorso educativo.

Il primo approccio è sempre il più difficile, perché sono ragazzi con storie complesse. Per questo scelgo di non leggere subito i loro documenti giudiziari: voglio conoscerli prima di definirli attraverso ciò che hanno fatto. Il reato è parte della loro storia, ma non li definisce. La rielaborazione del passato è fondamentale, ma la prima cosa è ascoltarli, capire come stanno e far loro sapere che esiste un’alternativa. Non è mai troppo tardi per ricominciare».

Le chiediamo come sono i ragazzi con i quali lavora e in cosa la figura degli educatori possa sostenerli durante la detenzione.

«I ragazzi con cui lavoriamo provengono da situazioni di grande fragilità. C’è spesso una grande diffidenza da parte loro ed è per questo che bisogna cominciare con l’instaurare una relazione, senza guardare prima al loro reato. Ad esempio, di recente sto seguendo F., un ragazzo che desidera diventare pizzaiolo: il suo sogno e la sua ambizione sono più rilevanti del suo passato giudiziario. Naturalmente, la rielaborazione del reato è una tappa necessaria, ma deve essere utile al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti. Se ricordo le prime volte in cui non riuscivamo bene a entrare in relazione e penso a ora, le differenze sono enormi: ora so che quando mi chiama e mi chiede di fare lo stesso identico giro del parco alla stessa ora, è il modo che ha raggiunto per dire che ha bisogno di essere ascoltato».

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