«Quando sono arrivato in Italia con mia mamma, avevo in testa un unico obiettivo: volevo imparare subito un mestiere per mettere via i soldi e costruirmi una vita migliore di quella che ci stavamo lasciando alle spalle. Ho cominciato subito a cercare lavoro, appena arrivato, e non capivo proprio perché tutti i posti in cui mi proponevo mi dicessero di no: mi sembrava un’ingiustizia, mi sentivo intrappolato e senza alternative.
Poi, però, mi è stato proposto uno dei corsi del progetto “Credito al Futuro”. Ricordo ancora i primi colloqui con le operatrici: io pretendevo solo che mi trovassero un lavoro qualsiasi, ma loro hanno fatto qualcosa di diverso. Mi hanno ascoltato, mi hanno guardato negli occhi e, invece di darmi una soluzione preconfezionata, mi hanno messo davanti a uno specchio. Grazie al dialogo continuo con loro, ho capito che fino a quel momento avevo solo subito la realtà, aspettando che qualcuno decidesse per me. Mi hanno fatto capire una cosa che oggi a ripensarci sembra semplice, ma che allora ha cambiato tutto: la responsabilità di scegliere il mio percorso era solo mia, e io avevo il potere di farlo. Potevo continuare a lamentarmi dei no, oppure potevo scegliere di investire su me stesso. Ho capito che per lavorare dovevo prima allenare e sviluppare alcune competenze, a partire dall’imparare meglio l’italiano.
E allora — forte di questa nuova consapevolezza e convinto a cogliere l’opportunità che io stesso avevo deciso di darmi — ho iniziato a frequentare il corso, ho studiato la lingua e ho iniziato a cercare attivamente un impiego, non più a caso, ma con una strategia. Il giorno in cui ho firmato il contratto, ho guardato quel foglio e ho pensato che finalmente le cose stavano andando per il verso giusto. Non c’era la mia educatrice a firmare al posto mio, non c’era mia mamma: c’ero io. Quel contratto era il risultato di una mia scelta. Quello sul foglio era proprio il mio nome. “Sto diventando grande!”, mi ricordo di aver pensato.
Le prime settimane sono state faticose. La sveglia alle sei, i turni, il fatto che se sbagli un compito il capo non è un professore che ti dà un brutto voto da recuperare, è uno che conta su di te e sul tuo lavoro, che fa affidamento su di te. Me lo ricordo il giorno che ho capito cos’è la responsabilità: una mattina c’è stato un problema grosso con una consegna, un errore che avevamo fatto noi in reparto. Istintivamente ho pensato di mollare, di tornare a casa a fine turno e non ripresentarmi il giorno dopo. Tipico di me. Oppure potevo chiamare la mia educatrice, come facevo sempre quando frequentavo il corso di “Credito al Futuro” e andavo in ansia, sperando risolvesse lei il problema al posto mio.
Poi ho guardato il telefono, ho ripensato alle parole delle operatrici sulla mia capacità di decidere, l’ho rimesso in tasca e mi sono detto: “No, sei al lavoro, sei grande. Questa è la tua vita e la scelta è tua. Trova una soluzione”. Sono andato dal responsabile, gli ho spiegato cosa era successo e abbiamo trovato una soluzione insieme. Quando quella sera ho timbrato il cartellino per uscire mi sentivo orgoglioso: avevo fatto da solo!
E poi, vogliamo parlare del primo stipendio? Quando ho visto l’accredito sul conto, sono rimasto a fissare lo schermo del telefono per compensare tutta la fatica fatta. Quei soldi erano miei e non avevo dovuto trovare scorciatoie per ottenerli. La prima cosa che ho fatto è stata portare fuori a cena mia mamma. Ho capito in quell’occasione che l’autonomia non è solo “andare a vivere da soli” o atteggiarsi “da grandi”. L’autonomia è la libertà di dire: “Ci penso io”.
Oggi non ho ancora tutte le risposte, sono solo all’inizio. La differenza è che adesso so di poter camminare anche con le mie gambe, perché le operatrici mi hanno insegnato a stare in piedi, ma la strada la sto scegliendo io. Rimboccarmi le maniche per imparare la lingua e ottenere questo mestiere mi ha dato la fiducia che mi mancava per riprendere in mano il mio futuro. Se un mio amico mi chiedesse cosa significa essere autonomi a vent’anni, gli direi che significa smettere di aspettare che le cose cadano dall’alto o che gli altri decidano per te: significa abbattere i propri limiti, capire che si ha sempre una scelta, imparare ciò che serve e iniziare a fare il primo passo, anche se fa paura».

