Volontariato: per gli altri o per se stessi?

Cosa significa volontariato per la nostra Fondazione, gli operatori che lavorano quotidianamente nei servizi e i beneficiari?

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Continua la nostra rubrica bimestrale pensata per approfondire i temi che guidano il nostro impegno quotidiano. Ogni due mesi approfondiremo un ambito del nostro agire sociale con cui ci confrontiamo ogni giorno all’interno dei nostri progetti o in quelli che sosteniamo.
Questo mese parliamo di volontariato e protagonismo giovanile: racconteremo il nostro sguardo su questo ambito, quello di chi lavora sul campo e le storie di chi vive i nostri progetti.

Il volontariato è un universo multiforme, ma le sue radici affondano in un terreno che parla di impegno per gli altri e di cura di sé. Il volontariato è infatti capace di tenere insieme i due movimenti apparentemente contrapposti. Nel momento in cui una ragazza o un ragazzo decide di impegnarsi in attività che riguardano il bene di altre persone, il bene comune, stanno anche pensando al proprio bene, che è parte del bene comune.

Il volontariato, che esprime anche una tensione etica e morale, diventa una scelta consapevole, diventa percorso di formazione e di relazione: lo sguardo e le azioni dirette alle persone alle quali viene rivolta l’attività ci allena ad essere consapevoli del nostro stile relazionale e delle risorse che non sempre sappiamo di avere. Ancor più quando il volontariato è realizzato insieme ad altri, come i gruppi di ragazze e di ragazzi che dedicano un tempo significativo alla cura di chi è in difficoltà, in Romania o in Italia. Basta guardare gli occhi di quelli che tornano da esperienze estive a favore di bambine/i, ragazze/i, persone con disabilità e comunità: sembrano aver imparato qualcosa, sembrano aver acquisito la consapevolezza di poter essere voce e prestare braccia in un mondo che mette la cura al centro.

Fare volontariato significa anche progettare e portare proposte ad altri, quindi essere generativi di relazioni, di comunità e di cittadinanza a favore di giovani e minori che ne rimarrebbero esclusi. Succede che così a Milano al Barrio’s vengano promosse attività culturali accanto a laboratori di italiano per stimolare la curiosità dei ragazzi e favorire l’integrazione sociale dei “neo-arrivati”. È così che sono nati i Cammini per l’inclusione come esperienze di viaggio a piedi per gruppi misti di volontari e giovani con minori opportunità segnalati dai vari servizi del territorio in un’ottica di condivisione alla pari di un’esperienza intensiva e trasformativa.

Infine, il volontariato si esprime anche nelle azioni che mirano a moltiplicare il coinvolgimento di nuove giovani volontarie e volontari, offrendo formazione e sostegno a progetti e idee nate sul territorio. Lo Sportello Volontariato rappresenta in questo senso uno spazio di orientamento alle opportunità di volontariato all’interno delle organizzazioni legate a Don Gino, che si affianca al lavoro di promozione del volontariato svolto all’interno delle scuole, delle università e dei gruppi giovanili. Ma pensiamo anche a YouthBank Sud Ovest Milano che permette a giovani di scegliere quali iniziative e progetti di giovani siano meritevoli di finanziamento.

Ci piace parlare di volontariato inclusivo, capace di essere opportunità per tutti: diventa impegno civile, collaborazione e cooperazione, cura delle relazioni tra pari e con chi è più fragile e ha bisogno di aiuto. Sembra la summa delle qualità essenziali per costruire comunità.

Le voci dal campo

Il volontariato nasce da una scelta, libera e personale di aiutare chi è in difficoltà; è la scelta di chi sogna in grande e vuole cambiare il mondo, di chi si impegna nella città in cui è nato e vuole prendersi cura del proprio territorio. Solo dopo si scopre che fa bene anche a sé stessi. Senza indignare nessuno, crediamo che il volontariato ci renda persone “migliori” senza saperlo.
Abbiamo parlato con chi nelle organizzazioni fondate da don Gino lavora con i volontari e fa della loro attivazione in percorsi di protagonismo giovanile il proprio mestiere. Il nostro volontariato mette al centro relazione: con chi si aiuta e con chi si condivide l’esperienza, creando una rete che fa sentire meno soli. Richiede continuità e tempo per costruire fiducia, specialmente quando ci si siede accanto a chi ha una storia difficile.
È un’esperienza senza tornaconto personale, fondata sulla gentilezza, che oggi rappresenta un atto rivoluzionario. Tuttavia, il volontariato è in crisi: da una parte è diventato quasi obbligatorio nelle proposte formulate dalle scuole ai giovani o dalle aziende ai propri dipendenti, perdendo le sue motivazioni originari; dall’altra, i giovani di oggi, provenienti da contesti culturali e sociali diversi, hanno nuovi bisogni e sogni che vanno ascoltati e accolti.

La vera sfida oggi è far superare ai giovani la soglia del primo contatto e dargli l’agio di vivere un’esperienza in pace, solo perché si ha voglia di farla, senza nessun’altra utilità, o tensione performativa o richiesta di eccellere. Solo così il volontariato torna a essere quell’incontro quasi magico tra cura dell’altro e cura di sé.

Storie di volontariato e protagonismo giovanile

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